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Stefano Pia

Stefano Pia È nato nel 1978 a Oristano e vive a Mogoro. Il reportage sociale è il genere fotografico sul quale si concentra maggiormente la sua attenzione. Ha esposto in èdiverse gallerie, festival e musei nazionali. Nel 2014 e 2015 è stato selezionato dal museo MAN di Nuoro per l’esposizione dei suoi lavori Penne di quaglia e Kilometro Zero. Nel 2019 il festival “Semplicemente Fotografare” premia il suo lavoro come miglior progetto fotografico. Nel 2020 vince il “Corigliano Calabro Book Award” e nello stesso anno il “Coast day Sardinia”. Nel 2025 il Museo MAVI di Lacedonia gli assegna il Premio speciale “Frank Cancian”. Ha pubblicato due libri, Kilometro Zero e Non è l’America e la fanzine Ho visto una sirena volare. Dal 2011 è direttore artistico del “BiFoto Fest, Festival internazionale della fotografia in Sardegna”, che ha fondato insieme all’amico Vittorio Cannas.

Claudia Piras -Illustratrice

Claudia Piras Nata a Nuoro nel 1987, ha vissuto e studiato a Urbino approfondendo i suoi interessi per l’arte, il cinema d’animazione e l’illustrazione. Ha realizzato illustrazioni per diverse riviste, autori e editori. (People edizioni, Instinctively Limited, Higuera). Dal 2013 organizza laboratori per stimolare la creatività di bambini e ragazzi con associazioni, biblioteche e scuole. Collabora come decoratrice di interni con l’Architetto Andrea Fronteddu per Openspace a Dorgali. Per Imago Edizioni ha curato le illustrazioni dei volumi: Fiabe di Sardegna e il dono di Natale (2020).

Giuseppe Onida

Giuseppe ONIDA, fotografo, nasce in Sardegna nel 1957 a Bono, un piccolo centro dell’interno. Sassarese di ado¬zione, insegnante, si è occupato di fotografia dal 1987. Nel 1993 ha partecipato come socio fondatore alla costitu¬zione dell’associazione culturale Ogros Fotografi Associati realizzando in diversi centri della Sardegna un ciclo di mo¬stre inserite in un progetto denominato “Contrasti” . Ha realizzato fotografie per mostre, riviste, giornali, cataloghi e calendari. Nel 2005 ha vinto, ex equo con Gigi Olivari, il concorso fotografico “Nuovi sguardi sulla Sardegna” or¬ganizzato dal quotidiano La Nuova Sardegna. Nel 2014 il suo progetto “Sardegna” è stato selezionato ed esposto al Museo Man di Nuoro. Nel 2014 alcune sue fotografie sono state pubblicate dalla prestigiosa rivista “Gente di Fotografia” con un testo dello scrittore Alberto Capitta. Nel 2018 ha vinto il concorso fotografico ASPA - Alghero Street Photography Awards nella sezione “Progetto Spe¬ciale Sardegna”. Nel corso del tempo ha realizzato un ar¬chivio di circa 150.000 scatti in bianco e nero che ha come tema principale la Sardegna, il suo territorio, le feste, le tradizioni popolari. Tutto l’archivio è in pellicola bianco e nero. È scomparso nel 2023.

Virgilio Piras

Virgilio Piras è stato per 32 anni fotografo presso l’Istituto Etnografico di Nuoro. Ha affinato col tempo la tecnica in camera oscura formandosi con James Megargee, maestro della stampa Fine Art ed è stato introdotto al Zone System da Beniamino Terraneo. Ha partecipato a numerose esposizioni e ha realizzato il volume “Gente di Oliena” (Soter editrice, 2003); è coautore di diversi libri fra cui “La strada felice. Fotografia e paesaggio contemporaneo” (Soter editrice, 2005) e “Sardegna. 20 fotografi di feste e riti” (Carlo Delfino editore, 2021).

Giovanni De Angelis

Giovanni De Angelis nato a Napoli, vive e lavora a Roma dal 1992. Si avvicina alla fotografia tradizionale appena adolescente e da subito sviluppa un forte interesse per la ricerca sulla percezione visiva: nel 2004, con “Luceveloce”, inizia uno studio che mira ad indagare le infinite potenzialità della luce e il suo interagire con i corpi. Tra il 2005 e il 2006, in una dimensione che oscilla tra pittura e fotografia, prosegue la sua indagine con “Luce dissolve”, dove figure solitarie, immobili o in movimento, attraversano con le loro ombre fasci luminosi. Lo sviluppo della sua ricerca evolve verso un crescente interesse per gli aspetti della modernità, delle società e delle metropoli giapponesi e indiane, come dimostrano “Strade con pioggia”, “Sui iki” e “Churchgate”, lavori esposti in molte gallerie in cui l’interesse per la cultura orientale è colto con uno sguardo etno-antropologico. Il suo interesse per le metropoli continua poi con il progetto “Contemporary Districts” nelle città di Tokyo, Tel Aviv, Varsavia, e prosegue tutt’oggi ponendo i giovani e il loro contesto al centro della ricerca, alla scoperta di distretti urbani popolati da un’umanità in continuo cambiamento. Il lavoro di Giovanni De Angelis ricrea a volte le memorie di chi memoria non ha più, come nel caso di “Sansoni Elide”, progetto esposto nella collettiva ECC Ente Comunale di Consumo (2010). In uno degli ultimi progetti, “Water Drop” presentato al MACRO (Museo di Arte Contemporanea di Roma) Giovanni De Angelis affronta il tema della gemellarità da una doppia prospettiva, sociale e antropologica, slegandosi dall’idea del semplice reportage per giungere ad approfondire i temi dell’identità, dell’unicità dell’individuo e del suo rapporto con l’altro. È nel progetto ICKU (I Can Kill U) che De Angelis presenta una serie di ritratti di giovani lettoni nella loro vita privata e mentre imbracciano una pistola puntandola contro l’obiettivo. «[...] Tra il volume articolato di queste fotografie di ambiente e la linea dritta che unisce lo sguardo all’obiettivo nei primi piani armati di pistola c’è tutto lo spessore di una ricerca artistica e espressiva che in quattro netti movimenti, si concentra sull’identità (I), la libertà e il potere (CAN), la violenza come deriva della quotidianità (KILL) e la relazione con l’altro (you). ICKU = I CAN KILL YOU» (Costanza Paissan). Giovanni De Angelis matura un’interessante esperienza in qualità di assistente della famosa fotografa Elisabetta Catalano e in seguito a quel periodo ha inizio un progetto di ritratti di artisti visivi, fotografando prima la scena romana e poi In tutta Italia. È del 2015 infatti il primo progetto di ritratti di artisti contemporanei che trova compimento in un libro dal titolo “ART REWIND #1” (Maretti Editore) con un testo critico di Laura Cherubini. Il volume viene presentato nell’ambito della Biennale di Venezia nel 2015 a cui seguirà nel 2017 un’importante mostra personale presso il museo MACRO di Roma con Costantino D’Orazio direttore e con la cura di Laura Cherubini. Il progetto di ritratti d’artista prosegue negli anni e nel 2024/2025 verrà realizzato un nuovo volume editoriale. 

 

Savina Dolores Massa

nasce e vive a Oristano in Sardegna. Scrittrice di narrativa, poesia, testi teatrali, regista, cantora. Operatrice culturale. Cura laboratori di scrittura creativa e di propedeutica alla lettura orale. Collabora da anni con il Centro di Salute Mentale, la Biblioteca Comunale, il Centro Servizi Culturali della sua città. È presente in numerose antologie di racconti e di poesie. Con Il Maestrale ha pubblicato i romanzi: Undici (2008, nella rosa dei finalisti al Premio Calvino 2007); Mia figlia follia (2010, tradotto in Francia); Cenere calda a mezzanotte (2013); Il carro di Tespi (2016); A un garofano fuggito fu dato il mio nome (2019); Lampadari a gocce (2020); Voltami (2022). Sempre per Il Maestrale sono usciti i racconti Ogni madre (2012) e le due raccolte poetiche: Per assassinarvi-Piacere siamo spettri (2016); E adesso chiediti perché sei rimasta sola (2021)

Fabrizio Bibi Pinna - Alessandra Cossu

Fabrizio Pinna è nato a Cagliari nel 1983 e cresciuto a Serramanna. Alessandra Cossu è nata a Cagliari nel 1989 e cresciuta a Elmas. Conosciutisi sei anni fa grazie alle loro passioni condivise (speleologia e fotografia), decidono di raccontare insieme attraverso i social le meraviglie meno note della Sardegna dedicando ogni loro risorsa alla documentazione fotografica e alla valorizzazione dell’immenso patrimonio paesaggistico e archeologico dell’Isola. Il successo dei post, con milioni di visualizzazioni mensili, ha portato per entrambi diverse collaborazioni importanti a livello internazionale. Tra le principali Nikon, Lg e Oppo, nel campo fotografico.

Telemaco Murgia

TELEMACO MURGIA, è stato tra i pionieri della mountain bike in Sardegna. Guida Escursionistica, Esperto di Turismo Attivo RAS e Maestro di Mountain Bike AMI, è il fondatore del Centro Sport Outdoor Mediterranea Adventure e della Scuola Nazionale Adventure Sport Italia. Si occupa di outdoor tra formazione, accompagnamento e progettazione di prodotti e servizi turistici in Sardegna e all’estero. Più volte protagonista di imprese estreme, rappresenta l’Italia in competizioni Internazionali di Adventure Race con i team Adventure Inside e Freemind Italia. Per Imago ha curato il volume T-Track. In Mountain bike nel cuore della Sardegna (2017)

Werner Bischof

Werner Bischof (Zurigo, 26 aprile 1916 – Trujillo, 16 maggio 1954) è stato un fotografo svizzero.

Uno tra i più famosi fotoreporter del XX secolo, ed uno dei primi, a due anni della sua fondazione a far parte già nel 1949 dell'agenzia internazionale Magnum Photos.

Werner nasce a Zurigo in Svizzera. Il padre, un importante e abbiente imprenditore, desidera anche per il figlio una carriera dedita agli affari. Ma gli interessi del figlio sono rivolte al mondo dell'arte e convince il padre ad iscriverlo già a sedici anni alla Scuola di Arti Applicate di Zurigo[2]. Dopo solo quattro anni, ovvero dopo il diploma, aprirà uno studio di fotografia di moda e pubblicità. Dopo una parentesi a Parigi, rientrò in Svizzera nel 1939 per servire nell'esercito. In questo periodo si dedicò alla fotografia naturalistica e nel 1942 pubblicò i suoi primi scatti nel mensile svizzero Du.

Finita la guerra, nell'autunno del 1945 viaggiò in Germania, Francia e Paesi Bassi e rimase profondamente toccato dallo sfacelo che incontrò. Da allora, la sofferenza umana divenne il suo principale interesse fotografico.

Nel 1948 seguì per Time i Giochi olimpici invernali di Sankt Moritz, mentre i suoi reportage fotografici furono pubblicati l'anno seguente da Life. Sempre nel 1949 entrò a far parte della neocostituita Agenzia Magnum. Nel 1951 si recò nel Medio (carestia nel Bihar) ed Estremo Oriente. Nel 1953 finalmente poté affrontare il viaggio attraverso tutto il continente americano che aveva pianificato da tempo, ma solo un anno dopo, il 16 maggio 1954, trovò la morte in un incidente automobilistico nelle Ande peruviane.

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